giovedì 3 maggio 2012

Fazio e Saviano ri-portano in tv la parola. La vera sfida (della vita) è nel racconto


Due anni dopo (e tanti eventi dopo) la parola d’ordine è un’altra: non andare via, da qualcuno o da qualcosa. Ma avere o non avere. Un concetto diametralmente opposto, con una pioggia di differenze. Che però plasmano lo stesso filo conduttore. Fabio Fazio e Roberto Saviano tornano in prima serata. O forse non sono mai andati via da quello schermo che nel 2010 li vide protagonisti di Vieni via con me. Il 14, 15 e 16 maggio, con Quello che (non) ho (titolo che omaggia una canzone di De Andrè) in onda su La7 al centro tornerà la parola. Quella cosa ampia e mai stretta, quel vincolo che unisce longitudini e latitudini, quel tratto somatico che veicola emozioni e speranze, bui e luci, nascite e dipartite. E le cementa anche nelle forme diverse e spaziose. La favella, ovvero quella scossa elettrica di un tutto che si fa vento. E spira sulle genti. La coppia, niente affatto anomala, propone una nuova sfida: fare una trasmissione molto politica ma senza i politici. Combattere a viso aperto il nuovo nemico, che non è fisico né materiale: ma sta nella nuova sfida (della vita): il racconto. 

E lucidando termini e concetti di ieri. Come futuro, fino a qualche decennio fa sinonimo di allunaggio, di traguardi tecnologici, e che oggi fa rima con ben altre prospettive. Lo spread, il concetto di speranza, la contaminazione finanziaria dei tessuti sociali che ne sono avvinghiati. E che si trovano di fronte al bivio di un dubbio infinito: vivere da “ragionieri” o tentare la stada del distacco mentale dalla contingenza attuale. Su quali coordinate incominciare dunque a ri-raccontare una storia che qualcuno ha interrotto? Ecco come Fazio e Saviano proveranno a farlo, con al termine di ogni puntata l’elenco di quello che hanno e quello che non hanno. Bombardando il concetto di “avere” con stimoli e controstimoli. Nella certezza che il possedere non racchiude al suo interno per forza quel significato di completezza. Ma potrebbe anche far pendere la bilancia materiale solo da un lato. Non è un programma televisivo, ha annunciato Fabio Fazio, ma una tre giorni di reading ripresi in un contenitore antitelevisivo come le Officine Grandi Riparazioni di Torino e in contemporanea con il Salone del Libro. Elisa e Luciana Littizzetto saranno le due presenze femminili, che daranno i tempi (diversi) a uno scenario che avrà nel monologo di Saviano sulla crisi del nord est il suo primo momento intenso. 

Raccontando la congiuntura economica complessa, anche leggendo tra le righe delle storie personali di chi non ce l’ha fatta, non a vincere quella battaglia, ma finanche solo a combatterla. Fallire non solo per colpa degli indici finanziari, come accade in Veneto con i suicidi degli imprenditori che hanno invaso le cronache e le coscienze del paese, bensì anche per colpa di chi (vedi la ‘ndrangheta in Lombardia) ha avvelenato il mercato, impedendo di fatto la libera concorrenza. E allora l’avere o il non avere imporrà a tutti (conduttori, ideatori e fruitori) un doppio ventaglio di azione: guardare e guardarsi dentro, magari scoprirsi deficienti di un singolo pezzo, ma perché no, ritrovarlo proprio nel racconto. «O italiani - scriveva Foscolo - , vi esorto alle storie, perché nessun popolo più di voi può mostrare nè più calamità da compiangere, nè più errori da evitare».

Fonte: il futurista quotidiano del 4/5/2012
Twitter@FDepalo

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