giovedì 24 maggio 2012

«Il Terzo polo? Se è una sigla non serve. Adesso, per tutti, è l’ora del coraggio»


«Berlusconi e Bersani? Fanno a cadere le braccia. Servirebbe un gesto forte e condiviso, come una nuova legge elettorale». Sceglie di ripartire da questi due macroelementi Claudia Terracina, notizia politica del Messaggero nell’analizzare il panorama post ballottaggi.

Le amministrative sembrano restituire due dati: il M5S da un lato e la crisi dei contenitori politici classici dall’altro, è così?
Certo, aggiungo che emerge anche con una netta predominanza che gli italiani domandano, non tanto un’ antipolitica, quanto piuttosto un altro modo di fare politica. Lo si denota dai sondaggi diffusi non solo negli ultimi giorni: i cittadini vorrebbero non un altro partito, ma il partito dei partiti strutturato diversamente e addirittura senza poi troppa attenzione alla differenza tra destra e sinistra. Segno che l’elettorato chiede soprattutto un altro modus operandi, in questo senso va interpretato il voto a Grillo, non un successo tout court dell’antipolitica.

Come intercettare allora la cosiddetta “voglia di movimenti”? 
C’è solo un modo: cambiare per davvero. Quando si sente dire da Berlusconi che è intenzionato a dare un nuovo nome al suo Pdl, o da Bersani che il Pd ha perso a Parma ma ha vinto a Budrio, beh ci cadono le braccia. Non sarà certo con stratagemmi simili che si troverà una soluzione. Vogliamo chiederci perché ha vinto Pizzarotti a Parma?

Solo per via dell’insoddisfazione generale? 
No, ma perché ha fatto delle proposte concrete. Entrando nel merito di tutte le questioni. Ha assicurato che non verrà costruito l’inceneritore, ha promesso che verrà affrontato seriamente il problema del buco di bilancio comunale. Può sembrare uno slogan, ma semplicemente ha scelto di ripartire dalle cose concrete: ovvero programmi e proposte.

Cosa non ha funzionato nel Terzo polo? 
Intanto è stata un’aggregazione solo sulla carta di sigle e leader, tale a beneficio solo di stampa e televisione. Non si conosce alcuna proposta comune. Ad esempio, Fini ha avanzato l’idea della cittadinanza agli immigrati, ma gli altri sono stati più o meno tiepidi. Casini ha sposato fino in fondo il rigore di Monti, gli altri così così. Questo il dato che lo ha penalizzato. Poi sembra sempre che sia in attesa di un qualcosa, come lo sfascio del Pdl che c’è già stato, era prevedibilissimo. E adesso come procedere? Sarà sufficiente costruire un nuovo agglomerato chiamandolo Partito della nazione? Credo invece che servano gesti forti e condivisi, come potrebbe essere ad esempio la nuova legge elettorale su cui Casini e Fini dovranno esprimersi chiaramente.

Il doppio turno alla francese potrebbe essere la novità? 
La considero come una strada limpida, si veda la norma per eleggere i sindaci: è la più efficace che esiste al momento. Perché in un primo momento le forze si misurano singolarmente, poi al ballottaggio ci si unisce. E ci si conta. Un modo semplice e trasparente. Sarebbe un buon segnale. 

Il ruolo di Montezemolo quale dovrà essere per non ripercorrere le “orme” berlusconiane dell’imprenditore che sceglie di scendere in campo?
In un’intervista, un nome autorevole di Italia Futura, Andrea Romano, ha detto che Montezemolo non scenderà in campo nelle vesti di un messia, ma vorrà svolgere il proprio compito nella politica italiana senza la bacchetta magica di chi ha il potere di risolvere in un batter d’occhio tutti i mali. Bensì capace di mobilitare, magari, energie pigre e fino ad ora poco utilizzate. Come il mondo delle imprese che alla fine si è sempre schierato con il vincente sin dai tempi del fascismo. Per poi accompagnare la Dc, il Psi di Craxi e Forza Italia. Invece potrebbero prendere coscienza di come svolgere un ruolo più attivo. Si pensi al siciliano Ivan Lo Bello, vertice di Confindustria che si impegna in prima persona.

Fonte: il futurista quotidiano del 24/5/2012
Twitter@FDepalo

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