martedì 7 febbraio 2017

Atene, dall’alba in coda sotto la pioggia per un sussidio. Ma il sistema va in tilt ed è caos


In coda sotto la pioggia dalle prime luci dell’alba per ottenere un sussidio. Ad Atene non c’è solo il ritorno del dibattito sulla Grexit con possibili elezioni anticipate a primavera, ma scene di ordinaria crisi sociale. Questa mattina una lunga coda nel quartiere di Agios Kostantinos è stata immortalata dai tg.
“E’ la peggiore umiliazione che possa capitare ad un uomo per 200 euro“, ha detto un cittadino, in fila tutti i giorni dalle 5 del mattino e che ha “abbandonato” ogni speranza perché la sua pratica non può essere evasa. Il sistema elettronico non funziona, e anche se l’operatore deve informare i cittadini di passare un altro giorno, decine di persone sono ancora lì in attesa, tra spintoni e disperazione. Proprio non ci stanno a mollare forse l’unico diritto rimasto tale nel paese, anche se così svilito.
Il sito internet del ministero in cui dovevano essere inserite le richieste ha ricevuto due milioni di visite nel giorno di apertura, andando in tilt, per cui lo scorso 1 febbraio solo 53.000 domande sono state depositate sulle 700.000 complessive previste. Tra l’altro non esiste alcun sistema di priorità per anziani, donne in gravidanza e disabili in coda, così alcuni cittadini dopo il disappunto dei primi giorni hanno stampato arbitrariamente numeretti per tentare di dare un ordine alla fila sotto la pioggia. Chi non ha un lavoro in Grecia è anche automaticamente senza previdenza, ad oggi circa un quarto della popolazione totale.
Si giustifica il vice ministro per la Solidarietà sociale Theano Fozio: troppi accessi (circa settemila al minuto) hanno causato il blocco del portale e annuncia un miglioramento della capacità del gestionale. Ma la gente in coda è in preda ad una crisi di nervi, e si chiede come mai, nonostante il governo fosse a conoscenza dell’alto numero di richiedenti, nessuno abbia previsto una maxi affluenza di questo tipo con un potenziamento del server e servizi paralleli, come un servizio di assistenza per disabili o malati.
Intanto l’Athens Medical Association denuncia che l’ente Eopyy dedicato al servizio sanitario nazionale avrebbe in programma di chiedere l’indicazione del tempo di aspettativa di sopravvivenza del paziente per completare la prescrizione di alcuni farmaci nel sistema di prescrizione elettronica. Un’indiscrezione che ha provocato la forte protesta dei medici che definiscono la direttiva “umanamente inaccettabile” e ne chiedono il ritiro immediato al ministro della Salute.
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Quanto c’è di vero in un nuovo rischio Grexit

Da Formiche del 7/2/17
Quanto c’è di vero in un nuovo rischio Grexit dopo sette anni di dibattiti e analisi sul caso ellenico? Il debito pubblico della Grecia è “chiaramente insostenibile”: lo dice il Fmi in un rapporto pubblicato ieri, mentre il ministro delle Finanze greco Euclid Tsakalotos sottolinea che è stato completato appena un terzo del memorandum da parte di Atene. A questo punto il governo Tsipras (che ha solo 2 deputati in più del minimo) può cadere senza troppi rischi di tenuta, dal momento che i conservatori-liberali ellenici di Nea Dimokratia (in testa nei sondaggi) hanno già preparato una bozza-programma da sottoporre alla cancelliera Merkel il prossimo 13 febbraio.
FMI
Nel rapporto il Fmi scrive che il debito pubblico ellenico è estremamente insostenibile e propone una serie di misure integrative, come l’allungamento al 2070. Sostiene, in linea di principio, che la Grecia dovrebbe applicare una correzione di politica fiscale, aggiungendo che non sono necessarie ulteriori “regolazioni al di là di ciò che è già in corso”. Come dire, nessun’altra concessione, anzi, altri compiti a casa per trovare la quadratura del cerchio e garantire la prosecuzione del rapporto tra Fmi e gli altri due componenti della troika, Bce e Ue.
Il report definisce improcrastinabili alcune “riforme fiscali”, come la riduzione della soglia no tax (al fine di ampliare la base imponibile) e la definitiva risoluzione dell’evasione fiscale, che in Grecia ancora nel 2016 ha prodotto un mancato gettito per l’erario di un miliardo di euro al mese. Circa il settore finanziario, il Fondo monetario internazionale attira l’attenzione su come il governo Tsipras dovrebbe ridurre drasticamente i prestiti definiti “rossi”. La strada indicata passa da un rafforzamento delle regole relative al governo amministrativo delle banche, e rimuovendo le restrizioni che si applicano alla circolazione dei capitali il più presto possibile. Infine, da Washington si chiedono “riforme” più ambiziose nel mercato del lavoro, già attenzionato dalla riforma firmata dal ministro Katrugalosfortemente criticata da agricoltori protagonisti dei blocchi stradali e dipendenti pubblici, accanto a misure che stimolino i consumi e la ripresa economica in un momento in cui l’intero circuito commerciale in Grecia è fermo.
L’agenda di Bruxelles e Atene, oggi, contempla una serie di vertici che si svolgeranno nei prossimi dieci giorni alla presenza del delegato del Fmi ad Atene, Delia Velculescu, circa la stabilizzazione dell’economia, da realizzare “ad ogni costo”. Contemporaneamente, un’ulteriore fase di negoziati per la valutazione impedirà l’attuazione del QE di Mario Draghi, e non permetterà quindi la normalizzazione della situazione nel paese. In realtà il Fmi sostiene che se un accordo non verrà trovato sulla base di obiettivi raggiunti e dati di avanzo primario, difficilmente la Grecia centrerà il 2% di crescita contenuto nel memorandum. Per cui scatteranno nuove pressioni politiche e uno stop a quegli investimenti che, nelle intenzioni, dovrebbero trainare il paese fuori dalle secche.
CRISI DI GOVERNO
Uno scenario che si intreccia con il versante politico. Il governo Tsipras continua a calare nei sondaggi (al momento Syriza è seconda, a meno 13 punti dall’opposizione di Nea Dimokratia) e conserva due soli deputati in più della soglia minima richiesta. Nel paese è tornato con insistenza il dibattito su una possibile uscita dalla moneta unica, passaggio che i conservatori-liberali guidati dal 47enne Kiriakos Mytsotakis stanno cavalcando al contrario: hanno stilato una bozza-programma per riequilibrare il memorandum che il leader sottoporrà ad Angela Merkel il prossimo 13 febbraio a Berlino con il titolo: “vi diremo la verità” in riferimento alle promesse fatte da Tsipras in questi due anni.
In cima al programma, lo sviluppo “cinese” del Pireo per l’economia e per gli investimenti dell’intera area asiatica-mediterranea, anche con un interesse italiano visto che Ferrovie dello Stato hanno privatizzato Treinose, le ferrovie elleniche. Maggiore aggressività per zone di taxfree, l’unico modo per inviare un messaggio alla comunità degli investitori internazionali.
Incentivi fiscali solo ai virtuosi così come fanno i paesi del nord Europa; lotta all’evasione fiscale con più circolazione di pagamenti elettronici; preventiva valutazione di un comitato ad hoc per ogni prestito concesso agli enti pubblici (ad oggi sono moltissimi quelli insolventi con buchi strutturali milionari). E ancora: nuove norme per il settore agricolo con denari non a fondo perduto così come fatto fino ad oggi, ma solo in presenza di investimenti nel tempo; fondo per sviluppo di innovazione e Ict;
riattivazione del programma risparmio – famiglie; accelerazione della soluzione del caso rifiuti, che costa alla Grecia milioni di euro all’anno per infrazioni Ue che nessuno ha mai sanato; per cui costruzione di termovalorizzatori; valutazione costante e continua dei dipendenti pubblici; modello industriale applicato per il Museo dell’Acropoli, nel 2016 vincitore del Mondial Prix museale, per tutti gli altri presenti nel paese (multimedial platforms, prenotazioni online e visite in 3d).

PROSPETTIVE
Come in un macabro gioco dell’oca, quindi, tutti i giocatori seduti al tavolo della partita tornano al punto di partenza. Il Fmi a guida Trump non ha intenzione di mettere altro denaro in un pozzo senza fondo, ovvero nel buco greco che è strutturale e macroscopico. Di contro Berlino per uscire dal dissolvimento della troika (Fmi, Ue e Bce) propone una Ue a due velocità e auspica, come osservato qualche giorno fa dal ministro delle finanze Schaeuble, che lo stesso Fmi resti a far parte della troika, contrariamente “sarebbe la fine del programma corrente”. E il numero 1 della Bce, Mario Draghi rimarca che “l’euro ci tiene uniti in tempi di chiusure nazionali”. Nel mezzo possibili elezioni anticipate in Grecia nella prossima primavera quando anche in Francia si andrà alle urne.
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lunedì 19 dicembre 2016

Scuola tedesca di Istanbul, vietati i canti di Natale



Mentre in Germania il Bundesrat propone di insegnare l'arabo nelle scuole come materia fissa, dall'altro lato dell'Europa a Istanbul in una scuola tedesca si fa divieto di cantare e diffondere la tradizione del Natale.
Il tragico corto circuito tra politica e libertà individuali sul Bosforo si arricchisce dell'ennesima puntata, ma questa volta in casa d'altri. Per la prima volta in assoluto le autorità turche hanno vietato di insegnare le tradizioni natalizie non in una moschea o in un istituto locale, bensì in una scuola tedesca a Istanbul. La prescrizione è contenuta in una e-mail indirizzata al capo del Dipartimento tedesco del Liceo.
La partecipazione del coro della scuola presso il tradizionale concerto di Natale che si tiene nel Consolato Generale tedesco è stata bloccata dalla direzione della scuola. Attualmente ci sono 80 insegnanti di tedesco nei licei di Istanbul e sono pagati con le tasse nazionali, il che equivale a un sostegno finanziario annuo pari a milioni di euro da parte della Repubblica Federale. La scuola in questione, tradizionalmente di elite, è frequentata esclusivamente da studenti turchi, ed è una scuola tedesca riconosciuta all'estero. Vietare i canti di Natale in istituti come questo è un altro passo che il governo targato Recep Tayyip Erdogan sta compiendo per imporre, tout court, una linea conservatrice islamica anche nelle scuole d'elite della Turchia, dove si forma la futura classe dirigente che invece Erdogan ha paura che possa essere «contaminata».
Troppo forte la tentazione del Presidente di investire nell'ultra proselitismo anche a scuola, ma questa volta c'è stata una palese violazione degli accordi bilaterali culturali, nei quali è espressamente previsto che la Germania fornisca insegnanti tedeschi per le proprie scuole d'élite in Turchia. La promozione della cultura tedesca (Natale incluso), quindi, è la parte più significativa dell'accordo. Ma pare che sorprendentemente a Berlino nessuno intenda dolersene, perché ora la scuola dal proprio sito web con un comunicato nega che il consiglio d'istituto turco abbia prescritto un divieto e sostiene che gli insegnanti tedeschi avrebbero «trattato il Natale e il cristianesimo in un modo che non rientra nel programma di studi concordati». La solita marcia indietro di Merkel spaventata dai ricatti di Erdogan?
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martedì 29 novembre 2016

Si prepara l'invasione turca Scafisti a caccia di barconi


Prima le minacce, mai velate. Poi le prime avvisaglie e adesso le azioni immortalate dai droni dei servizi. 

Secondo un report dell'intelligence greca, in Turchia i trafficanti di migranti stanno facendo incetta di barche, gommoni e motori fuori bordo. Verranno verosimilmente utilizzati, nelle prossime settimane, per far transitare i tre milioni di migranti che Erdogan ha già annunciato di voler rispedire in occidente. Il rischio è che ciò possa avvenire al ritmo di tremila persone al giorno, con conseguenze drammatiche per quei paesi che sul Mediterraneo si affacciano, ovvero Grecia e Italia.
La notizia ha messo in allarme il ministero della Difesa di Atene, già alle prese con i quotidiani sconfinamenti aerei degli F16 di Ankara, anche perché non si tratterebbe di un gesto isolato dei trafficanti che, proprio sulle coste occidentali turche, hanno la base logistica da cui gestiscono le partenze, bensì della «naturale» evoluzione delle intenzioni di Erdogan. I natanti in queste ultime due settimane sarebbero stati allineati sulle coste e pronti a essere attrezzati per i ricchi viaggi.
Giovedì scorso, dopo la risoluzione del Parlamento europeo sul congelamento dei negoziati di adesione della Turchia, era stato il primo ministro Binali Yildirim ad avvertire i 28 che «siamo uno dei fattori che proteggono l'Europa e se i rifugiati attraversano i nostri confini, allora invaderanno l'Europa». Ora il rischio di una «tempesta perfetta» con rubinetti di migranti aperti dalla Turchia verso le isole dell'Egeo orientale, e con la moltiplicazione di altre Idomeni, ha tolto il sonno al governo di Atene, già alle prese con il nodo debito, che ha interpellato addirittura il Pentagono per decifrare i possibili rischi nel breve periodo. 
Le minacce di Erdogan questa volta non si sono limitate ai diritti in patria o ai reiterati annunci di voler trasformare Santa Sofia in moschea, ma hanno toccato anche capisaldi legislativi come il Trattato di Losanna sulla definizione dei confini nel mar Egeo che il presidente turco contesta, suscitando il panico tra gli isolani ellenici, al pari delle aziende legate al gas che speravano in una riunificazione di Cipro, su cui Ankara con pretese assurde ha di fatto messo il veto. La Grecia, è il messaggio che Atene ha inviato a Washington, corre seriamente il rischio di rimanere intrappolata, sia perché il costone balcanico è chiuso già a doppia mandata da Albania e Macedonia, sia perché il governo fatica a gestire i 50mila immigranti presenti oggi, figurarsi un'eventuale ulteriore ondata anomala. E l'Italia sarebbe coinvolta direttamente da questa mossa.
Chi non resta con le mani in mano sono i componenti del consiglio comunale dell'isola di Chios. Per una volta maggioranza e opposizione si sono compattati perché la strategia dell'esecutivo ha già azzoppato l'unica entrata dell'isola, ovvero il turismo. Il governo Tsipras avrebbe voluto creare un hotspot più grande, ma ancora senza interpellare gli amministratori locali. E non si placa la tensione nel paese, con un altro incendio scoppiato all'interno del centro di accoglienza migranti di Nea Kavala, nel comune di Kilkis: nessun ferito ma la consapevolezza che la situazione è davvero ingestibile anche per chi, come Tsipras, sconta dure critiche da chi lo ha rivotato un anno fa. Le elezioni anticipate a febbraio 2017 sono più che un'opzione: non solo i conservatori di Nea Dimokratia dati in testa, ma Alba dorata che sfonda quota 10% e insidia Syriza al secondo posto, crollata al 13%.
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Evasione fiscale, le banche greche propongono una tassa sui prelievi bancomat per disincentivare il contante


Le banche greche chiedono al governo Tsipras di tassare ogni prelievo bancomat con la motivazione di voler così ridurre l’evasione fiscale ancora altissima nel Paese. Nell’auspicio dei proponenti, la misura dovrebbe scoraggiare le compravendite in contanti, che sarebbero direttamente proporzionali all’economia sommersa. Inoltre gli istituti di credito chiedono al governo Syriza-Anel, impegnato in queste ore nei colloqui con il commissario europeo alle Finanze, Pierre Moscovici in visita ad Atene, che introduca l’obbligo di utilizzo di carta di credito per quelle libere professioni finite nell’occhio del ciclone per l’alto tasso di evasione. Sino allo scorso anno le mancate entrate per l’erario ellenico ammontavano a circa un miliardo di euro al mese, motivo che ha fatto traballare più volte l’accordo con i creditori internazionali, su cui ad esempio l’ex ministro Yanis Varoufakis aveva proposto che casalinghe e studenti si trasformassero in agenti in borghese dell’agenzie delle entrate.
Inoltre c’è sul tavolo la proposta dei rappresentanti delle banche che, non solo le carte di credito o di debito, ma anche altri vettori di pagamento telematici, vengano utilizzati di routine per piccoli pagamenti. Si tratta di una strategia messa in piedi dagli istituti finanziari ellenici per colpire il macrodato dal sommerso, che secondo le ultime valutazioni ammonta a circa 40 miliardi di euro all’anno, che per un Paese di poco più di 10 milioni di abitanti è moltissimo, anche perché incide sulle perdite sui proventi da tassazione per 15 miliardi di euro all’anno: un dato che non si è affievolito in questi anni di crisi, mentre invece altri indicatori hanno subito un calo, come il numero delle imprese fallite, nel 2015 diminuito del 40% rispetto ai dodici mesi precedenti. Nello specifico in Grecia si è passati da 330 fallimenti del 2014 ai 189 dell’anno scorso: un passaggio significativo se si considera che nel triennio maledetto (2011-2014) i numeri erano ben altri (445, 415, 392). Si tratta di dati aziendali forniti dalla Federazione dell’attività Information Services con la partecipazione ICAP, che non contemplano i fallimenti di persone fisiche. Secondo Fani Drakopoulou, Direttore di Information Business & rating di ICAP Group SA, anche se in Grecia c’è stato un calo significativo del numero di fallimenti formali (-42,7%), questo non è dovuto ad alcun miglioramento del clima economico ma al fatto che molte aziende non pagano i loro debitori a causa delle lunghe procedure, della burocrazia e dei costi elevati connessi al quadro giuridico esistente in Grecia. Senza contare che un gran numero di piccole imprese e liberi professionisti a causa della crisi economica hanno portato la propria azienda alla cessazione del lavoro, senza fallimento.
Tornando alle banche greche, secondo fonti interne sarebbero state stimolate dalla troika, per attuare una precondizione affinché l’Eurogruppo del prossimo 5 dicembre sia davvero disponibile ad un accordo sul debito greco. La visita di Moscovici lunedì ad Atene sarebbe da leggere proprio in questo contesto, anche se restano importanti divergenze nella stessa troika: come il pacchetto di misure di attuazione immediata (il cosiddetto breve termine) che ha generato un deterioramento del debito a valori correnti del 20%, ragione che sta spingendo il Fondo Monetario a pensare realisticamente ad un allungamento extra del debito a oltre 50 anni. In assenza di un accordo sul si fanno insistenti le voci che vogliono elezioni anticipate nei primi mesi del 2017.

giovedì 3 novembre 2016

Grecia, 10mila in piazza contro i tagli delle pensioni: fondi decurtati del 50%


Pensionati che bruciano le lettere con cui il governo annuncia nuovi tagli, uno sciopero generale proclamato per il prossimo 8 dicembre e la sensazione che questa volta una pensione da 34 euro sia davvero troppo poco per chi da sei anni combatte con nuove tasse e prestiti infiniti.
Mentre a giorni sono attesi gli emissari della troika per ridisegnare strategie e analisi sui (mancati?) progressi ellenici, i pensionati greci scendono di nuovo in piazza Syntagma, per protestare contro la riforma Katrugalos che ridefinisce in toto il sistema ellenico del welfare e, quindi, anche l’entità degli assegni mensili. Diecimila pensionati si sono ritrovati nel centro della capitale greca in quella piazza simbolo di crisi e di scioperiper bruciare le lettere con cui il ministro del lavoro Katrugalos, padre della riforma sponsorizzata dalla troika, annuncia il taglio dei contributi previdenziali in busta.

Circa 250mila persone sono toccate da questo nuovo taglio, dopo aver subito altre tre sforbiciate dall’inizio della crisi ad oggi, e con migliaia di pensionati che dopo due anni dalla cessazionedell’attività lavorativa non hanno ancora ricevuto la liquidazione, che presumibilmente sarà come minimo decurtata del 30%. Alla testa dei manifestanti c’è il combattivo presidente della Federazione dei pensionati, Koubouris, incredulo davanti all’ipotesi che un governo di sinistra possa tagliare le pensioni.
Prima di incitare la folla a bruciare le lettere dice al megafono che le pensioni integrative sono diminuite già dell’ 82%, mentre quelle principali del 45%, senza contare che tredicesime e quattordicesime sono ormai abolite. Di contro aumentano senza sosta le spese dei cittadini per servizi essenziali come spesa sociale, salute, prodotti farmaceutici, esami specialistici. Per 250mila beneficiari le riduzioni contenute nella riforma Katrugalos (che pare però non siano ancora sufficienti alla troika) sono in vigore dal giugno scorso.
Tagli che in alcuni fondi hanno raggiunto e superato il 50%. L’assurdo è che ad esempio riguardo all’Eteam, un fondo complementare, dopo il ricalcolo alcuni pensionatipercepiscono un assegno di 144,68 euro anziché 511,20. Ma quei 144 euro a causa dei prelievi una tantum o di conteggi su arretrati e conguagli, scendono ulteriormente a 71,50 euro. E non è tutto, perché sui media ellenici troneggia il caso di un pensionato che prende solo 34,75 euro.
La marcia di protesta, seppur pacifica, si è conclusa con il falòsimbolico delle lettere fin sotto la sede del ministero del lavoro, con la richiesta avanzata al gabinetto del ministro di un incontro chiarificatore anche di pochi minuti, che però è stato negato dall’esponente di Syriza. Tra l’altro nello stesso dicastero, delicatissimo perché destinatario del 90% delle riforme, al massimo entro la prossima settimana i creditori internazionali torneranno per verificare se i requisiti richiesti ad Atene siano stati rispettati dal governo, che deve subire anche l’attacco delle opposizioni, che invocano a gran voce nuove elezioni per l’inizio del 2017.
Uno scenario su cui si abbatte l’ambigua previsione della Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) relativa al tasso di crescita dell’economia greca nella seconda metà del 2016: sarà probabilmente positivo. Per il 2017 il report della Bers prevede che il ritmo del Pil greco raggiungerà il 2%. Un segnale incoraggiante di quest’anno è il positivo contributo degli investimenti fissi alla crescita, osserva la Banca, mentre gli altri componenti dei conti nazionali come i consumi privati, quelli pubblici e le esportazioni nette, fanno segnare nuovamente un picco verso il basso.
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sabato 15 ottobre 2016

Grecia, lo Stato vende 4 licenze tv per 250 milioni. Agli stessi oligarchi che il premier Tsipras prometteva di combattere


Dopo 27 anni di assegnazione discrezionale e clientelare da parte del Parlamento a pochi oligarchi, la Grecia si è dotata di una legge che stabilisce con un’asta chi acquista le frequenze televisive private. Ma se da un lato lo Stato incassa poco meno di 250 milioni di euro, una goccia nel mare di debiti ellenici, dall’altro il governo Tsipras, di fatto come un gioco dell’oca, fa tornare in partita gli stessi oligarchi che hanno fatto per quarant’anni il bello e il cattivo tempo in Grecia. La differenza sta nel fatto che fino a ieri decidevano i partiti nel chiuso del Parlamento a chi dare le frequenze e quanto corrispondere allo Stato (in alcuni casi anche un canone annuo irrisorio da 16mila euro). Ora c’è stata un’asta formale, ma i vincitori come sono praticamente gli stessi.
Per 246 milioni di euro lo Stato greco ha ceduto un totale di quattro licenze televisive, aggiudicate in un primo momento da Skai, Antenna, Yiannis Kalogritsas (subito escluso) e Vangelis Marinakis. Un prezzo inaspettatamente elevato, hanno detto dal governo, che ha superato tutte le aspettative e migliorato i ricavi per le esangui casse dello Stato, a completo digiuno di concorrenza e libero mercato. Nel dettaglio Skai ha pagato 43,6 milioni di euro; Ant1 75,9; Marinakis 73,9 milioni e Kalogritsas 52,6.

Quest’ultimo però è stato escluso pur essendo vicinissimo al premier greco, perché le autorità fiscali hanno messo sotto il microscopio il suo impero e hanno scoperto che la Attika Bankgli ha corrisposto nei due anni della grande crisi economica ellenica ben 127 milioni a tassi di interesse super agevolati. Tanto che l’attuale governatore della Banca di Grecia, Iannis Stournaras, ha dichiarato ieri sulla stampa greca che Kalogritsas “era trattato come il signor Microsoft” per dipingere il quadro clientelare a suo favore praticato dall’istituto. Ora le frequenze che si era accaparrato sono sotto la lente d’ingrandimento della Consulta, che deciderà se lasciarle vacanti o meno. E l’incasso dello Stato si assottiglia a 193,4 milioni.
E così mentre Tsipras in occasione della sua vittoria elettorale aveva annunciato una crociata contro armatori ed editori, colpevoli di aver zavorrato la Grecia, oggi all’indomani della riforma tv assiste alla vittoria dei soliti colossi. Skai rientra nel gruppo appartenente a Aristides Alafouzos, armatore e vero principe del paese da sessant’anni. E’stato il primo ad usare il business degli olii combustibili per diversificare i guadagni. Ha sei compagnie di navigazione (sotto l’egida della società Argonautis che opera con le controllate Shell Sea, Sea Pearl Enterprises, Zenith Maritime, Corporation Bigael, Kyklades Marittime) una grande flotta mercantile, una società di costruzioni.
Il primo affare diverso dal petrolio lo fa appunto inglobando l’emittente televisiva Skai, che ha in pancia un canale all news, una radio, una casa editrice, oltre a quotidiani e periodici. Di Alafouzos è anche il quotidiano Kathimerinì, il primo in Grecia a dotarsi di una versione online in lingua inglese, oltre ad una piattaforma radiofonica con le stazioni Melody e RED 96,3. Nel 2009 ha ottenuto un’onorificenza molto rara per un cittadino occidentale: l’imperatore del Giappone Akihito lo ha insignito della Medaglia dell’Ordine del Sol Levante. Ma nel suo curriculum ecco la discutibile partnership con l’imprenditore Vangelis Marinakis, proprietario della squadra di calcio dell’Olympiacos Pireo, per via del business delle scommesse sportive Bwin.
L’altro vincitore delle frequenze è appunto la nuova società di trasmissione Alter Ego, che altro non è che il vestito nuovo del magnate e armatore Marinakis. E’ stato il principale sponsor di Tsipras nella regione dell’Attica, dove ha fatto eleggere sindaco al Pireo il vicepresidente dell’Olympiakos, Vaghelis Moralis, e fatto vincere la governatrice Rena Dourou, fedelissima del premier. Tra l’altro Marinakis è pluriaccusato di contrabbandodi carburante e lo scorso anno in Grecia all’interno di una delle sue petroliere è stato rinvenuto il più grande quantitativo di eroina mai sequestrato nel Paese. Il processo però non può proseguire: capitano della nave ed equipaggio, principali testimoni, sono stati trovati morti.
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