venerdì 25 febbraio 2011

Fini sospende la seduta: il premier non rispetta le istituzioni


Da Ffwebmagazine del 25/02/11

«La situazione istituzionale si è fatta insostenibile a causa dei continui attacchi di Silvio Berlusconi ad altre istituzioni, come la Consulta». Spiega così il presidente della Camera Gianfranco Fini la sua replica alle parole di Fabrizio Cicchitto. Il capogruppo Pdl, infatti, in occasione della votazione sul decreto Milleproroghe aveva parlato di situazione insostenibile per il contrasto di Fini «tra il suo ruolo di presidente della Camera e quello di leader politico». Provocando la risposta della Terza Carica dello Stato che aveva detto «concordo con lei».
In precedenza, durante un incontro con le deputate del Pdl proprio il premier aveva ripetuto il triste ritornello di sempre, scagliandosi ancora una volta contro giudici e Corte costituzionale che «ci impediscono di lavorare e provano a ostacolarmi in ogni modo». Aggiungendo che non è sufficiente fare leggi, perché «tanto la Corte costituzionale puntualmente le boccia: la situazione è insostenibile». Per poi dire: «credo che nessuno possa governare meglio di me».
In Aula, intanto, si erano appena verificati attimi di tensione, con i cosiddetti responsabili (o come qualcuno li chiama, i disponibili) che accusavano Fini di tutelare solo chi «condivide il suo progetto di distruggere Berlusconi»; e' stata poi la volta dell’intervento del deputato Pd Bucchino, eletto all’estero - che ieri aveva denunciato il tentativo di compravendita da parte della maggioranza di governo – seguito dalle frasi di Cicchitto. In occasione delle dichiarazioni di voto finali gli animi si surriscaldano: appena Di Pietro prende la parola, il ministro Brunetta si allontana e a quel punto Fini, regolamento alla mano, non può che fermare il leader dell’Idv, sospendendo la seduta sino a che non avesse fatto ritorno in Aula un rappresentante del governo.

Ripresi i lavori, con la sottosegretaria Ravetto rientrata da una riunione del comitato per le politiche comunitarie, ma impegnata al cellulare, il presidente della Camera l’ha richiamata: «La prego di non telefonare, lei rappresenta il governo, se non c’è lei la seduta non può iniziare». Per poi aggiungere: «Una situazione mai vista. La prego di riferire al ministro dei Rapporti con il Parlamento che è senza precedenti quello che sta accadendo oggi». Fini, rispettando proprio quel ruolo di super partes che i berlusconiani contestano, ha anche “difeso” il premier, intervenendo su Di Pietro secondo cui quello italiano «è come il governo di Gheddafi e noi abbiamo il dovere di liberarcene dato che è del tutto simile al governo libico»: «Non si possono fare paragoni di questo tipo – ha replicato Fini -. Questo non è il governo di una feroce dittatura”.
Il Milleproroghe è stato quindi approvato con 300 voti favorevoli e 277 contrari. In mattinata la Camera si era espressa sulla fiducia al maxiemendamento al dl con 309 sì e 287 no. All’interno del provvedimento vi si trovano numerosi provvedimenti: si va dall’aumento di un euro dei biglietti del cinema, al foglio rosa per i motorini, dallo slittamento delle multe per le quote latte ai fondi per il cinque per mille. Dai fondi per alluvioni al ripristino del taglio all’editoria. Passando per la cancellazione del divieto di incroci stampa-tv. Ora tornerà in Senato in terza lettura per essere esaminato dalla commissioni Affari costituzionali e Bilancio, in una vera e propria corsa contro il tempo per ottenere il via libera da Palazzo Madama.

Tra l’altro proprio la decisione di porre la fiducia aveva fatto sì che il ministro della difesa La Russa rinunciasse al delicatissimo vertice Nato di Budapest sull’emergenza libica («Era riunione informale - si è giustificato - avevo già deciso di non partecipare per la concomitanza col milleproroghe. Poi, ahimé, è diventata importante»). La maggioranza richiesta era di 299, sui 596 votanti. I 309 sì alla fiducia risultano però inferiori alla metà più uno dei 630 deputati, ovvero la cosiddetta soglia minima per la maggioranza. Dimostrando come chi, se all’esterno continua a vantare numeri abbondanti, poi nei casi specifici si trova ancora in affanno.

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