lunedì 10 gennaio 2011

Ma l'Italia è un paese transculturale


Da Ffwebmagazine del 10/01/11

«L’Italia può essere il Paese della storia, del presente, del futuro e della transetnicità, della transculturalità che va oltre la multietnicità, perché basata sulla trasmissione di saperi e vite, sulla creazione di nuove identità e non solo sul molteplice che rimane separato e distinto». Potrebbe essere un nuovo manifesto socio-culturale per inaugurare i secondi centocinquant’anni di unità nazionale, o molto più semplicemente un vademecum per amministratori distratti, per cittadini che delegano e poi si lagnano, per analisti superficiali.

È invece una delle stimolanti riflessioni di Noitaliani, di Gianguido Pagi Palumbo, pensieri su carta nella scia di una o molte identità, che da millenni popolano lo stivale e che si incrociano, si incontrano, si sfiorano, si scontrano, per poi amalgamarsi. Per dare i frutti che la storia ha poi scritto, con gli eventi, le guerre, le divisioni e finalmente le unioni, che hanno caratterizzato un Paese a volte buffo, malandato, ma capace di grandi imprese e scoperte di rilevanza mondiale.
Magari avviando l’analisi dalle parole di Francesco Remotti, secondo cui «l’identità è l’ultima risorsa che rimane quando c’è penuria di strumenti per immaginare un futuro diverso, quando si chiudono gli occhi di fronte alla possibilità dell’alterazione». Ma identità, o complesso di identità, è anche e soprattutto il concorso di anime, di sensibilità, di percezioni che, assieme, costruiscono un’impalcatura socio-culturale che solo a seguito di tale incontro/scontro forma le coscienze unitarie di un Paese. Quelle stesse anime hanno però bisogno di vivacità, di brio mentale, in quanto «ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande - disse Wislawa Szymborka - diventa in breve morto, perde la temperatura che favorisce la vita».

L’autore miscela passato e presente identitario, per comporre un quadro orientato il più possibile al futuro. Passando dalle divisioni storiche della politica italiana, tra destra e sinistra coniugate con, da un lato il trinomio Dio-Patria-famiglia, e dall’altro quello materia-mondo-moltitudine. O con, da un versante il trittico di verbi credere-obbedire-combattere, e dall’altro dubitare-discutere-comunicare. Per addivenire all’assunto che «non è vero che non si possono rilanciare un orgoglio nazionale, basato su veri valori, offuscati ma vivi, per rafforzare la capacità di condividere una nuova identità continentale europea, ed una nuova identità internazionale e planetaria». Porgendo lo sguardo al di là del proprio cono di visuale, allargando gli orizzonti comunicativi, anche grazie a quello straordinario strumento che si chiama rete.

Il libro è un diario delle identità nostrane, con flash back del passato preunificazione, con dettagliati riferimenti alla questione meridionale, alle influenze delle criminalità organizzate di ieri ma soprattutto di oggi, alle miopie strategiche della sinistra che ha perso l’occasione di incarnare un riformismo reale, con un pizzico di invidia per una foto pubblicata da un quotidiano spagnolo, che ritrae una donna incinta camminare fra le truppe dell’esercito, in quanto ministro della Difesa, e che segna un “abisso civile”. Coniando poi il termine di orfani politici, ovvero coloro che non comprendono come reagire, cosa fare per non «rinchiuderci istintivamente nelle nostre vite private e sfogarci tra noi simili». Evitando di restare a lungo passivi e inattivi, succubi dell’inadeguatezza e incapacità “dei nostri ex referenti politici”. Ma individuando una reazione preziosa, dunque, nel dialogo, nel non tenersi tutto dentro, senza delegare ma assumendo la paternità di proposte e scelte.
E allora l’orgoglio di essere Italia ed italiani secondo l’autore è non solo attuabile, ma necessario proprio all’interno di un processo propositivo di “reciproca influenza” tra una nuova coscienza umana-planetaria, ed una geoculturale locale e territoriale. Ma senza cedere forzatamente e ingenuamente in nuovi nazionalismi, eurocentrismi o occidentalismi. E individua sei motivi di orgoglio nazionale.

La bellezza, che abbraccia idealmente cultura, scienza, formazione, innovazione, come un grande progetto nazionale che coinvolga tutti i cittadini e non solo gli addetti ai lavori; la creatività, base della geografia culturale italiana, nota a tutte le latitudini; la solidarietà, testimoniata dagli scatti umanitari della storia recente e passata; le municipalità, valore tutto italiano da coniugare però come un plus, uno spirito glocale che non venga inteso come deminutio in chiave antiunitaria; la microimprendiorialità, come motore indiscusso dell’economia nostrana, a cui servirebbero provvedimenti per la ripresa; e il meticciato, forse il nodo socio-culturale più intrigante, dal momento che intreccia idealmente e contemporaneamente la complessità di fattori nazionali che hanno attraversato il Paese tra millenni. L’italiano infatti è uno dei popoli maggiormente mescolati del pianeta, frutto di contaminazioni storico-sociali vecchie di secoli.
Di contro, oggi è territorio naturale dove fecondare nuove forme di accoglienza ed integrazione. Un passaggio che per essere attuato con efficacia e senza sbavature sociali, ha bisogno di un massiccio supporto di investimenti: nella cultura, nei tessuti cittadini, nelle coscienze, nelle scuole. Per favorire quella convergenza trasversale che ha di fatto costruito l’Italia, osservandola come una ricchezza, come occasione di progresso, di slancio verso il futuro, ma a patto che lo si faccia senza fanatismi e pregiudiziali ideologiche, compiendo perché no anche un intenso lavoro sulle modalità di dialogo e di comunicazione.
A volte purtroppo ferme al medioevo della favella.



Gianguido Pagi Palumbo
Noitaliani
Ed. Infinito
pp. 208, euro 14,00

1 commento:

gianguido ha detto...

Gent.mo Francesco De Palo
le scrivo per ringraziarla davvero del suo articolo dedicato al mio nuovo libro NOITALIANI pubblicato sul sito FfWeb Magazine e nel suo Blog personale. Il suo è un testo che apprezzo molto sia per il fatto stesso che lei ha letto il libro e desico di scriverne sia per la profondità di analisi. Avrei piacere di conoscerla meglio almeno via rete. Grazie ancora e complimenti. Gianguido Palumbo PAGI ( anche in FB ).